♪ …Il più grande spettacolo dopo il big ben, siamo Noi… ♪

Questo il ritornello di una nota canzone italiana cantata da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che nelle calde serate di giugno del 2011, accompagnava i piacevoli momenti dei giovani italiani.

A distanza di anni, oggi,  giugno 2016, il più grande spettacolo dopo il big ben è Generation What.  Il più grande sondaggio, senza precedenti, ideato per raccontare una intera generazione tra i 16 e i 34 anni nell’Europa di terzo millennio.

Cinquanta milioni di risposte solo nel primo mese, in Italia siamo a 5milioni777mila752, per dire che: “Andresti a vivere all’estero…tanto qui non ti permettono di dimostrare quanto vali…che parteciperesti ad un movimento per prendere il potere, ma non andresti in guerra per  il tuo paese…Che si può essere felici senza internet, ma che la parola per definire la tua generazione è: INCERTEZZA , BOH, INTERNET”. [1]

Incertezza di chi non ha sufficienti elementi conoscitivi per stabilire che cosa sia vero e che cosa sia falso, giusto o sbagliato. Dubbio, indifferenza o reticenza  di chi ha una mancanza di sicurezza, manifestata dall’insieme di tante informazioni  e servizi che Internet contiene e offre, costantemente e liberatamente.

Tre parole, un unico significato che definisce chiaramente dove stiamo andando.

Andiamo in Rete! nel nuovo mondo della rete, ormai da pensare non come mondo parallelo a quello reale, ma come suo  prolungamento integrato. Il volto della rete è un volto sociale, che cerca il riconoscimento piuttosto che la simulazione [2] , che si propone autonomamente di disegnare il ritratto, non solo dell’attuale generazione, ma anche e soprattutto, delle generazioni che seguiranno.

Generation What è la risposta alle trasformazioni culturali e sociali legati ai processi comunicativi di trasmissione della conoscenza. E’ l’identikit di ciò che mostriamo, il nostro vero Io,  praticamente quello più profondo.

A questo punto è necessario domandarsi una volta per tutte: Ciò che siamo nella realtà, corrisponde a ciò che siamo, e/o,  a come ci presentiamo on line?

La risposta, a mio avviso, è SI. Un ben augurale SI!

Perché la continuità tra online e offline si rivela nei processi di costruzione di identità e nelle modalità di management e manutenzione delle relazioni, ma anche nel trasferimento on line delle proprie abitudini comunicative offline.

Insomma la rete non è un ambiente che astrae, de localizza, trasforma le identità. La Rete “è un’estensione dello spazio in cui ciascuno entra per quello che è, portando con sé il proprio bagaglio di risorse e vincoli e il proprio habitus ”.[3]

On line la persona non smette di essere sé stessa, ma contemporaneamente è l’avatar di sé che ha costruito. E’ su questo terreno che si gioca, oggi, la differenza tra promozione del sé e mistificazione.  In gioco c’è la credibilità, un valore intangibile come la reputazione.

E’ questo il terreno dove rischiamo, tutti, di perdere credibilità e autorevolezza in un contesto, quello europeo, dove forte appare il meccanismo di una moderna riedizione della rivoluzione culturale della scrittura prima, e della stampa a carattere mobili poi. La cossiddetta  “rivoluzione inavvertita” .

Oggi la società del nostro tempo vive una nuova identica rivoluzione inavvertita. I new media rivelano la loro clamorosa flessibilità ed efficacia, nell’essere il motore di dinamiche sociali di straordinaria portata: reti di relazioni decentrate e trasversali, così come “luoghi” di costruzione e rappresentazione del sé.[4]

Cruciale diventa, a questo punto, la risposta ai tanti quesiti di Generation What.  Le soluzioni politico-sociali  al ritratto Italia, venuto fuori dalle tante risposte che i giovani italiani hanno dato e continuano a dare. Come ad esempio, solo per citarne alcuni:

  • La società di oggi da troppa importanza ai soldi? La risposta è Si… e allora che si fa?
  • Il divario tra ricchi e poveri[5] si sta ampliando? La risposta è Si…e allora che si fa?
  • Ci sono troppi poveri? Si…allora che si fa?
  • La precedente generazione è responsabile dei problemi che i giovani di oggi devono affrontare? …Si! allora che si fa?[6]

In attesa di Positivi Riscontri, i giovani italiani ringraziano, certi che per un futuro migliore, occorre andare in Rete a fare Goal!

 

Riziero Di Pietro

 

 

 

 

 

Riferimenti:

[1] http:// www.generation-what.it

[2] In Golino A. La rivoluzione inavvertita del web: costruzione e rappresentazione del sé, in (a cura di) Bruno M. e Lombardinilo A., Narrazioni dell’Incertezza. Società, media, letteratura, Collana Scienze della Comunicazione, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 192-205.

[3] Ibidem, p. 198.

[4] Ibidem p. 192.

[5] Approfondimenti in Golino A. , Paglione M.L., Povertà e Gratitudine in George Simmel. Declinazioni inedite della crisi postmoderna, Collana Sociologie, Mimesis, Milano, 2015.

[6] Approfondimenti in Il ritratto Italia,  su http://generation-what.rai.it/portrait/data/all