Esiste un buon modo di fare marketing e un cattivo modo di fare marketing.

Il buon senso, quello specifico dei comunicatori professionisti  “esige” di adattare le proprie tecniche, all’evoluzione dei mercati e quindi dei consumatori, avvalendosi anche di strumenti cossiddetti non convenzionali.

Il Guerrilla Marketing ad esempio,  un metodo semplice e preciso, un insieme di tecniche e strumenti (anche) non convenzionali per raggiungere obiettivi convenzionali.

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Come dimenticare il successo che ebbe l’Omino Sandwich  lungo le strade americane. La sua prima uscita pubblica già nel lontanto 1965 .

Quanto a me, al mio ruolo di comunicatore e consulente marketing, come  dimenticare la mia prima guerrilla marketing mobile.

Esattamente undici anni fa, nel luglio 2008. La prima azione di guerrilla marketing mai realizzata a Campobasso, e forse  in tutto il centro sud Italia, se penso alle installazioni da me ideate e commissionate per la strategia.

Lungo le strade e aree pedonali di  Campobasso, di Vasto e  Benevento,  nell’estate del 2008  potevi  incappare in divertenti  Buongiorno & Buonasera provenienti da  buste giganti da shopping e volanti d’auto giganti,  simpatiche e originali installazioni mobili, di mia proprietà, nate da una mia idea, e tutt’oggi disponibili per il noleggio.

L’utilizzo di questi strumenti nacque dall’esigenza a me commissionata,  di  veicolare alcuni brand commerciali, e promuovere in breve tempo, grandi eventi istituzionali.

L’auspicio di coloro che accettarono la mia strategia  era di avere ottimi risultati e soddisfazioni commerciali, con un minore investimento rispetto alle forme convenzionali di comunicazione pubblicitaria.

Fu un successo!

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In questi anni, ho replicato strategie non convenzionali, con altri strumenti e diverse modalità.

Questi strumenti che oggi chiamiamo  guerrilla marketing, social networking, viral marketing, consumer generated media, ma non è questo che conta, domani potrebbero avere altri nomi in quel gioco di infinita cosmesi semantica che contraddistingue la comunicazione aziendale e istituzionale.

Quello che conta è l’approccio, la capacità di leggere la contemporaneità, interpretandone i codici simbolici, adattandosi simbioticamente a essa.

Non è importante che io produca bucolici trattori o trendissime buste giganti da shopping o  volanti d’auto giganti.

Ciò che conta è ricercare il dialogo con il consumatore, anzi con colui che Fabbris definisce “consumattore”, fruitore ma allo stesso tempo agente nella complessa dinamica del consumo  sempre più biunivoca, in cui il potere negoziale ha spostato da tempo il proprio asse a favore di chi sta al tavolo opposto della produzione.

Lo specialista di marketing non può limitarsi a progettare il sistema d’offerta e a cercare di renderlo noto al più ampio numero di soggetti.

La sua sfida è usare marchi, contenuti, applicazioni e canali di comunicazione per provocare un ‘azione specifica da parte del consumattore, un’azione che può essere catturata, tracciata e analizzata.

“Poichè il suo scopo è creare un cliente, il business ha due – e solo due – funzioni, il marketing e l’innovazione.  Il marketing e l’innovazione producono dei risultati. Tutto il resto non rappresenta altro che un costo.” (P. Drucker)

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